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I FAVOLOSI ANNI OTTANTA, la testimonianza di NOTARGIACOMO 
I FAVOLOSI ANNI OTTANTA, la testimonianza di NOTARGIACOMO
(Nella foto Gianfranco Notargiacomo con Emilio Vedova)

I MIEI ANNI ‘80

I miei anni ‘80 cominciano nel ’73, a Roma a La Salita di Giantommaso Liverani. In realtà ancora prima, nel ’71 a La Tartaruga di Plinio de Martiis, avevo fatto la mostra degli "omìni" di Pongo che annunciavano il bisogno di vedere oltre quella che leggevo come una stasi, una (utile) pausa concettuale. Nel ’73 dicevo, con Sandro Chia decidemmo di fare una doppia personale a La Salita esponendo pittura: erano quattro grandi autoritratti, due a testa, che occupavano la sala. Ma era troppo presto: era "obbligatorio" fare altro. Fatto sta che all’inaugurazione eravamo solo noi artisti e il gallerista Liverani, che invece si mostrò entusiasta di quella assenza di pubblico, che aveva vissuto solo una volta, all’inaugurazione di una mostra di Lo Savio.
Poi, sempre verso la pittura, nel ’74, prima che si interrompesse la frequentazione, ma non l’amicizia con Sandro per il suo temporaneo trasferimento in un’altra città, esposi da Plinio, a La Tartaruga, in "Storia privata della filosofia", 10 ritratti di filosofi. C’era Croce, Marx, De Saussure, Wittgenstein, Labriola … l’impianto "sentiva" il concettuale, ma era pittura. Come si dice oggi, fu sold out.
In quegli anni che preparavano gli’80, vedevo Tacchi, Mambor, Lombardo, Angeli, Mondino, Mattiacci, De Dominicis, Prini, Kounellis ……
verso la fine dei ’70 il bisogno di cambiamento è un’evidenza. Le vie erano tracciate ma non definite. C’erano i "Tre o quattro artisti secchi" – non si chiamava ancora "Transavanguardia" – e si intuivano fermenti in altre direzioni. Volevamo sapere e perché no, contribuire. Con Tacchi allora proponemmo un convegno in cui gli artisti invitati da tutta Italia, esponessero i risultati del loro lavoro e le intenzioni, i progetti. Insomma un vero e proprio convegno scientifico.
Il convegno "Comunicazioni di lavoro di artisti contemporanei" si fece all’Università di Roma "La Sapienza", curato da Nello Ponente e da Simonetta Lux. Era il maggio del ’79. Lì annunciai la mia mostra "Takète" o "della scultura", che avrei fatto pochi giorni dopo a La Salita. Takète era un enunciato: la parola senza significato, ma che suggeriva "velocità, dinamismo, angoli acuti", era presa dalla Psicologia della Forma e usata come partenza, direi come modo. Scelsi una "Iridescenza" di Balla, che mi sembrava davvero "takète" e un materiale "takète": la lamiera. Ritagliai la lamiera come iridescenza, la dipinsi con dei colori takète: il grigio metallizzato, l’argento, il bianco, il nero; tutto entrando veloce nel lavoro e uscendo definitivamente dal concettuale, proprio partendo da un’operazione squisitamente concettuale.

Entravo nei miei anni ’80. Non mi piaceva quella pittura che si andava affermando, in genere rappresentazioni figurative, riletture di un passato recente, spesso regionale, che non mi stimolava. Amavo la pittura di Vedova, di Franz Kline, volevo una pittura d’impeto, una pittura di gesto realizzata entrando in fretta nella tela, perché è sempre stato così: pensavo un quadro e lo consideravo fatto. Il resto era lavoro. Realizzando un'opera pensata, e quindi già conclusa, era come allontanarsene: allontanarsi dalla sua conoscenza immediata. So bene che esiste un altro grado di conoscenza che è proprio quello del fare. Si conosce ciò che si fa, solo mentre si fa. E' una conoscenza profonda e complessa, ma è un'altra cosa rispetto al lampo, meglio a quella serie di lampi che è pensarla. Ma come avvicinare i due momenti senza che il primo si diluisca troppo nell'altro? A me è venuto naturale correre veloce.
Liverani capiva perfettamente e così dopo "Takète", feci nell’80 a La Salita, "Tempesta e Assalto". Le punte di lamiera del "takète" entrarono nella tela e ne fecero parte.
Nell’80 fui invitato con un "Tempesta e Assalto" per la seconda volta alla Biennale di Parigi - la prima era stata nel ’73 invitato da Bonito Oliva nel settore audiovisivi - lì, simpatizzai con Ceccobelli e Bianchi. Sull’Avanti uscì un articolo in cui Bonito Oliva, già autore di ottime recensioni alle mie mostre del’78, del’79, dell’‘80, scrive: "…tra gli artisti italiani spiccano particolarmente Cucchi, Paladino, Ceccobelli, Bianchi, Delli Angeli, Notargiacomo …" poi chissà perché, ma stranamente dopo la mia adesione a Magico-Primario ribalterà capovolgendolo il giudizio sul mio lavoro …
In quei mesi conobbi Flavio Caroli che poco dopo, di "Tempesta e Assalto" in mostra alla galleria Artra a Milano, scriverà sul Corriere: " ... Turner incontra Boccioni, che incontra Pollock, che incontra l’impotente lucidità dei nostri giorni..." mi invitò a far parte di "Magico Primario", mostra-enunciato al Palazzo dei Diamanti a Ferrara nell’80, anche con Galliani e Iori che saranno miei amici, poi nell’81 a Modena, in Il "Magico Primario in Europa", saranno invitati anche Adrian X, Tony Cragg, Gérard Garouste, John van't Slot e anche Stephen Cox che sarà mio amico…
Con Caroli nacque presto una vera amicizia. Saranno numerosi i viaggi insieme all’estero, negli Stati Uniti, a Chicago per "Art and critics" e poi a New York, a Londra, a Francoforte e più tardi a Sydney in Australia …
Nell’80 molti sono i giovani che si affacciano alla scena. Gianni Asdrubali è tra questi. Viene a studio e con delle diapositive mi mostra il suo straordinario "Muro Magico". La sua pittura è immediata, il gesto che si ripete buca la tela. Faremo molte cose insieme. Con lui anche gli altri de "L'Astrazione Povera" teorizzata da Filiberto Menna, come Mariano Rossano, ma anche i "nuovi nuovi" Felice Levini e Giuseppe Salvatori saranno tutti miei amici …
Nell’81 al secondo convegno “Comunicazioni di lavoro di artisti contemporanei” alla Sapienza di Roma, questa volta organizzato da Maurizio Calvesi con Simonetta Lux, tra i relatori c’è Emilio Vedova! Lo conosco personalmente: la sua amicizia mi onora. In seguito mi segnalerà per il Premio della Presidenza della Repubblica all’Accademia di San Luca.
Sono anni vorticosi: le personali a Napoli a Castel Sant’Elmo nell’81, a Mantova nella Casa del Mantegna nell’82, poi ancora a Napoli a Villa Pignatelli nell’83 …
In quegli anni, nell’81 ricordo una mostra coinvolgente curata da Flavio Caroli a Jesi, un omaggio a Lorenzo Lotto, dove ero con Paolini, Pistoletto, Salvo, Ontani, Galliani, e dove nacque l’amicizia con Vittorio Sgarbi, allora giovane storico dell’arte che era lì per una conferenza …

Nell’82 l’invito di Caramel alla Biennale è nel Padiglione Centrale dove il percorso inizia con Vedova e Turcato nella prima sala e termina con me e Marcello Iori nell’ultima, dove sono presente con due grandi opere che sono ora di proprietà del Macro di Roma e della Pinacoteca di Jesi.

Prima della metà degli anni ’80, sono in una serie di mostre che tentano di definire gli orientamenti in tempo reale: nell’82 "Arte Italiana 1960-1982" a Londra, alla Hayward Gallery. Nell’83 "La Forma e l’Informe" alla Galleria Civica di Bologna. Poi nell’85 nella stessa Galleria Civica, c’è un’osservazione a tutto campo e un primo bilancio di quegli anni: è la mostra "Anni’80". Sempre nell’85 al Frankfurter Kunstverein di Francoforte c’è: 1960/1985 "Aspekte der Italienischen Kunst".
Nell’86 a Milano, alla Rotonda di via Besana, "Postastrazione". Nel catalogo Caroli scrive: "… Oggi la parlata astratta-neoinformale, forse proprio perché slegata da cadenze, accenti o solecismi regionalistici, è la più diffusa. E rischia di diventare alluvionale …"

In quell’anno, nell’86, il nuovo invito alla Biennale viene da Calvesi. Sono presente con un "Takète" di metallo dipinto alto più di sei metri messo lì, davanti ai Giardini a guardare il mare e a farsi guardare e che ora è a Maglione Canavese, in quel museo all’aperto pensato e realizzato da Maurizio Corgnati, straordinario intellettuale e amico.
Più tardi anche a Mosca nella Casa Centrale dell’Artista, a Leningrado – si chiamava ancora così - nella Sala centrale delle Esposizioni, poi mostre un po’ ovunque, anche nel nord Europa in Finlandia, poi a Taiwan, a Atene… Nell’88 in Australia, a Sydney per la Biennale c’è Caroli, curatore per l’Italia; in mostra con me c’è Gianni Asdrubali... dopo però con Gianni siamo andati in giro tra Singapore e le spiagge tailandesi.

Nell’89 già si avverte un’ansia di novità, forse un po’ di stanchezza, magari la voglia di tornare a un passato recente ma non ancora del tutto consumato… Ma ne parleremo per gli anni ’90.
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Immagini dei FAVOLOSI ANNI OTTANTA:
Gianfranco Notargiacomo che lavora al Takete per la Biennale di Venezia 1986