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Gianfranco Notargiacomo al Museo Carandente, Spoleto 
Gianfranco Notargiacomo cn una grande mostra al Museo Carandente Palazzo Collicola, Spoleto.

Invitato a esporre nella prestigiosa Galleria Carandente in Palazzo Collicola, da Marco Tonelli nuovo direttore, ho aderito con entusiasmo e ho visitato quegli spazi stressati dal terremoto del 2016, messi in sicurezza sì, ma con i segni evidenti di quel sisma. Bisognava ricominciare: ridare vita a quelle magnifiche sale. Con Marco abbiamo pensato di riproporre quella mostra che nel ’71, alla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, fu per me l’inizio di tutto: il titolo era Le nostre divergenze. 200 piccoli omìni di plastilina colorata, Pongo, occupavano protagonisti la sala, osservando gli osservatori. La mostra fu poi riproposta dopo anni, anzi decenni, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e poi in altri spazi pubblici. Ma anche un’altra mostra è stata per me un inizio, l’inizio del mio ritorno alla pittura, già presente nei tentativi dei primi anni ’70 e manifestatosi con forza attraverso la scultura dipinta alla fine di quegli anni: nel ’79, con la mostra Takète o della Scultura alla galleria La Salita di Giantomaso Liverani. Nelle sale di Palazzo Collicola, gli omìni e i Takète hanno trovato la loro convergenza. Ma a dare una vera svolta, un ulteriore inizio, è stata la visita ai depositi della galleria. Lì, sulle grate metalliche o in terra, erano conservate le opere non in esposizione. Ho ritrovato una parte della mia vita: c’era Burri, che mi diede stupore quando bambino, accompagnato alla quadriennale, vidi i suoi grandi rossi e i grandi neri, Sadun, il mio Direttore all’Accademia de L’Aquila, quando fui chiamato giovanissimo, dove diventai amico dei grandi Andrea Cascella e Mario Ceroli, Boille straordinario artista mio amico, Pace un pezzo di storia, Bendini che mi stupì nelle mie prime visite nelle gallerie d’avanguardia, i miei amici Mattiacci, Pozzati; Enrico Luzzi, i più giovani di me, ma miei compagni di strada, Asdrubali e Rossano. Poi altri artisti a me familiari. Purtroppo non c’era Emilio Vedova, ma nella mostra è come se ci fosse, perché è davvero sempre presente.
Ho pensato di far parlare gli omìni e i Takète con le opere che dal deposito non avrebbero potuto rispondere e realizzare un’antologica dell’amicizia e della stima. Il titolo è Convergenze.
Una mostra è una mostra è una mostra come una rosa è una rosa è una rosa.
Gianfranco Notargiacomo al Museo Carandente, Spoleto