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Gallerie d'Italia di Milano: in arrivo una grande mostra sull'arte degli Anni Ottanta Painting is back! 
Per quattro anni ho sollecitato da questa testata l’importanza di fare una ricognizione sull’arte degli anni ’80 in Italia. Ho pubblicato numerose interviste e contributi di protagonisti di quella stagione ma anche di artisti ingiustamente rimasti schiacciati dal successo della Transavanguardia.
Oggi, finalmente, le Gallerie d’Italia, a Milano, programmano una grande mostra che aprirà il prossimo 2 giugno, a cura di Luca Massimo Barbero, uno stimato storico dell’arte che in quegli anni era appena ventenne.
Non posso che essere felice di questa iniziativa alla quale credo che ne seguiranno molte altre perchè è ormai maturo il tempo per occuparsi di una straordinaria stagione artistica sulla quale è sceso il silenzio da troppo tempo.
Barbero, in un’intervista su Artribune del 6 aprile sostiene di essere partito da una frase di Gino De Dominicis che dice: “il disegno, la pittura e la scultura non sono forme di espressione tradizionali ma originarie. Quindi anche del futuro”.
Concetto che però indirettamente ribalta molte ragioni e linguaggi dell’avanguardia la cui fortuna è stata proprio l’ostinata battaglia alle specificità dell’arte volutamente definite “tradizionali” quindi vecchie e superate; queste sono state soprattutto le posizioni dell’Arte Povera e dell’Arte Concettuale.
Luca Massimo Barbero, stando alle sue dichiarazioni, inserisce in questa mostra anche artisti come Carol Rama, Enrico Baj, Gino De Dominis, Mario Schifano, Salvo, Franco Angeli ed altri che, fatta eccezione per Salvo, non sono proprio definibili come artisti che si opposero all’Arte Concettuale e Povera mentre il senso più forte di quella stagione fu proprio il ritorno al disegno, alla pittura e alla scultura con nuovo impulso e coraggio, non in continuità con il passato.
Per queste ragioni io credo che la generazione degli anni ’80 vada definita fra gli artisti nati nel decennio dal 1945 al 1955, artisti che negli anni ottanta erano trentenni.
La DISCONTINUITÀ fu la motivazione forte come lo furono il concetto di TRADIMENTO, di recupero del MAGICO PRIMARIO e forse anche di ANACRONISMO con tutte le derivazioni del pensiero POST MODERN.
Il cosiddetto “ritorno alla pittura” fece le sue prime timide apparizioni nel 1976 per essere poi consacrato nella stagione del 1979/80 ed è da quella data che bisognerebbe ripartire per rendere giustizia ai fatti, al di là delle ragioni del successo e del mercato che pur furono molto importanti ma che fecero anche numerose vittime.
Oggi, con occhi ripuliti dal tempo e dalla cronaca c’è bisogno di riscrivere con molta attenzione quella stagione che giustamente qualcuno definisce “golden age” dell’arte italiana e c’è bisogno di riportare in auge tanti autori che nel tempo sono scomparsi dalle scene.
In attesa del 2 giugno per vedere questa mostra e per leggere le motivazioni del suo curatore, mi auguro che sia solo l’inizio di un percorso di rilettura e di rilancio vitale per l’arte degli anni ottanta all’interno della quale vi sono tutti i germi fecondi della riflessione che stiamo facendo in questo tempo segnato dal Covid.

Gaetano Grillo
Gallerie d'Italia di Milano: in arrivo una grande mostra sull'arte degli Anni Ottanta
Painting is back!